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Il
termine trullo deriva dalla parola greca trullos che
significa cupola. Va detto, comunque,
che la parola trullo è un
termine piuttosto recente e sicuramente di derivazione dotta e
scientifica.
Il termine con cui venivano chiamate queste costruzioni a
secco, nell'Altosalento e in tutta la Murgia dei trulli, era
semplicemente "casedda", letteralmente piccola casa. Di questo
si tratta in realtà, di una modesta ma confortevole casa
costruita dai contadini che sagacemente utilizzavano la materia
prima più abbondante qui da noi: la pietra calcarea.
Il nostro è un terreno carsico con un sottile strato di terra
rossa. Apulia petrosa, così veniva chiamata dagli antichi
l'odierna Puglia, è il riferimento era proprio a quella zona
della Puglia centro meridionale oggi a cavallo fra le province
di Bari, Taranto e Brindisi dove si è sviluppata quella
civiltà contadina che ha modificato (con tanto sudore e
sacrifici), una terra non adatta a colture agricole
redditizie. Il contadino sceglieva il posto dove costruire il
trullo, in genere nella parte più rocciosa meno adatta alle
coltivazioni, poi dissodava e plasmava il terreno
eliminando la roccia affiorante che veniva utilizzata per la
costruzione della base del trullo e dei muretti a secco. Dalla
roccia calcarea spesso a strati facilmente divisibili in
lastre si ricavavano le chiancarelle
(pietre calcaree piatte) che, posate a secco (senza utilizzo di
malta) l'una sull'altra si elevavano in cerchi concentrici che
man mano si restringevano fino a chiudere la volta conica.
Diverse forme di pinnacoli chiudono il vertice del trullo:
croci, stelle, sfere e altri simboli dal significato cristiano
o scaramantico. Per la pavimentazione del trullo si utilizzavano
lastre sottili di pietra calcarea sapientemente levigate: le chianche.
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